La tecnologia al servizio del cascamorto. Discorsi di donne.

stalker

Sono nata alla fine degli anni ’70, in una città di provincia, in una famiglia piuttosto tradizionalista. Quando la natura mi ha reso donna, nessuno aveva internet in casa, e nessuno girava con cellulari in tasca. I ragazzi che ti notavano per strada e volevano assolutamente rivederti, per capire che scuola facessi, quali fossero i tuoi interessi, se uscissi già con qualcuno, rischiavano di dover fare la posta per giorni nei pressi della tua abitazione. Dove però c’erano tuo padre, i tuoi fratelli e spesso anche i tuoi cugini pronti a far loro cambiare strada (anche quando non avresti voluto a dire il vero, ma così era). Per sapere il tuo nome dovevano ingegnarsi, chiedere in giro ad amici, amici di amici, possibili conoscenti. Dovevano davvero tenerci molto, perché la gente di provincia è diffidente e raramente dà retta agli sconosciuti. E quando si rivolgevano a te per strada urlandoti il tuo nome dietro, tutto appariva come una vera conquista. E tu ti sentivi al centro del mondo, proprio la più bella del reame.

Poi, tutto è cambiato, talmente velocemente che ti domandi come sia possibile che una donna oggi, quando le viene detto che è la più bella del reame, ci creda davvero.

La prima volta che ho ricevuto un messaggio nella mia posta personale da uno sconosciuto con cui avevo scambiato velocemente qualche parola in treno, chiamai immediatamente mio fratello, l’esperto tecnologico: “V., non ho parlato di me, davvero, niente, ci siamo solo stretti la mano prima che uscisse e gli ho detto il mio nome. Neanche il cognome, solo il nome. Praticamente è sceso due stazioni dopo la mia!“Ha visto dove sei salita?” “Beh, immagino di si”. “Non sai che adesso con google puoi fare la ricerca per immagini? Ti avrà scattato una foto senza che te ne accorgessi e avrà messo la tua foto sul motore di ricerca insieme al nome della città. La tua fototessera è sul sito universitario, nell’elenco dei docenti. Che ci vuole a riconoscerti? Il tuo curriculum è on line. Non per metterti ansia, ma se è arrivato a te così, il tipo oltre a conoscere la tua mail, sa anche dove abiti”.

Da allora mi sono data regole anti-cascamorto; evito di parlare più di quanto la mia burbera natura non imponga già di suo, evito di dire il mio nome a sconosciuti, ma come fai ad isolarti dal mondo tecnologico? La verità è che non si può. Basta che tu riceva una telefonata mentre vorresti essere in silenzio, o che viaggi con qualcuno che conosci e parli con lui/lei senza farci troppo caso e  le mail, se devono arrivare, arrivano lo stesso. Capita spesso. All’inizio ti agiti, cerchi di ricordare qualsiasi indizio che possa farti pensare se si tratti di una persona pericolosa, poi, se non insistono, semplicemente te ne dimentichi. E l’ultima cosa che pensi, è che qualcuno ti stia davvero corteggiando.

Qualche giorno fa mi è addirittura arrivato un messaggio personale da un tipo che dice di aver viaggiato con me qualche giorno prima. Avrà probabilmente letto il mio nome sul biglietto ferroviario perché sono sicura di non averci scambiato neanche mezza parola. Tanto che ha aggiunto lui stesso che se non me lo ricordo è normale perché durante il viaggio lui ha dormito sempre. Che però “Sarebbe bello rivedersi. No?”.

E allora dico. Quando ingenuamente provate ad interrogare lo specchio, e azzardate uno “specchio specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame?”, guardatevi attorno. E allontanate il telefono. Fidatevi di chi ha messo in tasca un telefono per la prima volta dopo i 20 anni.

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