Attesa. Età o stato d’animo.

 

Bisogna che i nemici periscano. Solo i morti non tornano indietro.

Avverrà senza troppi passaggi, ma, soprattutto, senza nessun filtro.
Perché non c’è tempo, l’abbiamo perso, e ormai non abbiamo più pazienza. La pazienza. Il tempo ora ci serve. Perché non ci è rimasto altro da frantumare.

Avverrà quindi con un colpo di frusta o, meglio, come un’esplosione di vomito. All’improvviso, in modo violento e senza possibilità di ignorarlo. Si tratta del passaggio tra ciò che ora ci opprime e ciò che, diversamente, ci opprimerà in futuro.

La storia non sa parlare se non al passato. Ragiona per conseguenze e descrive per analisi. I periodi si etichettano dopo il loro passaggio. Non c’è altro da fare. E le etichette si scelgono in base alle negatività predominanti: terrore, ansia, paura. Oggi a diventare uno stato d’animo è la stessa Attesa, perché siamo troppo pigri per riflettere su come essa ci faccia stare. Riflettere è faticoso. Leggere stanca. Fissare un obiettivo anacronistico. Parlare e dialogare: ma perché?

Simboli nuovi si preparano, ma senza tradizione. Sperimenteremo il valore dell’iconoclastia e rincorreremo nuove scritture. Smettendo di interrogarci sul senso, e sulla necessità di una preparazione per comprenderlo. Le metteremo nero su bianco semplicemente per osmosi.

Lottare, ormai è chiaro, non serve. Non serve più, non serve affatto.  Serve piuttosto riconoscere le macchine che siamo, dalla carrozzeria sofisticata, sempre più all’avanguardia, dal colori sempre più sgargianti, ma con pochi, rozzi, pulsanti di comando alla guida.

Ed eccole là quelle macchine decorate, che nell’Attesa si spintonano perché hanno perso la voglia di tirare il freno. Eccole là che si scontrano, vagando a caso, apaticamente pilotate. Macchine che hanno ormai capito l’insensatezza della segnaletica che qualcuno ha scelto per loro e che si muovono a caso senza curarsi di cosa urtano. Pur di prendersene gioco.

Strade piene di buche, navigatori troppo rigidi, piloti annoiati. On o off. Avanti o indietro. Freno o acceleratore. Non importa quale modello di automobile abbiamo acquistato per noi, o abbiamo ereditato. Il punto è che non ha senso girare in tondo quando rischiamo di ribaltarci ad ogni curva.

Ed è chiaro che ormai ci siamo. L’accademia mi aveva fatto credere che i nuovi paradigmi vanno preparati. Con cura, studio e grazie ad una scientifica comparazione. Ma non è vero. I nuovi paradigmi si stanno imponendo senza che siamo in grado di leggerli, senza avere il tempo di studiarne l’alfabeto. Ci toccherà raccogliere il vomito che da essi esploderà.

Ma c’è un’alternativa. Se il disagio non è troppo. Solo una, temo.
Vomitare per primi.

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