Elogio di un pensiero minore

Il termine “minore” in senso tecnico si riferisce contemporaneamente a due cose. Nel linguaggio comune si dice che un’idea è minore quando non ha avuto fortuna o sufficiente impatto rispetto ad altre idee maggiori, e per questo viene trascurata. Il secondo senso con cui si usa il termine “minore”, ben più importante a mio avviso, è quello che si ricava mettendo a confronto il modo in cui si costruisce una maggioranza – e quindi anche di conseguenza una minoranza – in politica e in statistica.

La democrazia usa un procedimento induttivo. Il criterio è quantitativo. Si contano i singoli elementi uno ad uno e la maggioranza corrisponde al numero maggiore di elementi. E’ la logica delle elezioni, semplificando molto. La statistica, diversamente, usa un procedimento abduttivo. Scommette sulla rappresentatività di un campione e, al proprio interno, stabilisce la maggioranza. E’ la logica del sondaggio. Non potendo intervistare tutti gli interessati su una materia, seleziono un campione che ritengo rappresentativo e, all’interno di quel campione che ho deciso essere rappresentativo, stabilisco la mia maggioranza. Per questo siamo sempre nelle statistiche che comprendono tutti gli italiani, anche se, in fin dei conti, a noi nessuno ci ha mai chiesto niente. Il criterio è qualitativo. La maggioranza non è stabilita in base al numero maggiore in assoluto, ma in base ad un parametro che arbitrariamente abbiamo “elevato a maggiore”.

In base a questo seconda concezione, chiaramente risulta minore e quindi in minoranza, non necessariamente il numero minore di elementi in assoluto, ma esattamente chi devia dalla maggioranza.

Quindi minore diventa sinonimo di deviante. Perché etichetta qualcosa che, al di là dei numeri, devia rispetto a qualcosa che va, appunto, “per la maggiore” e che non sempre coincide con la maggioranza in senso assoluto.

Questa considerazione ci espone contemporaneamente a due operazioni. Da un lato pretendiamo di riconoscere cosa sia più importante per tutti. Lo eleviamo a maggiore e facciamo derivare da questo leggi, manuali, regole. Dall’altro, dobbiamo riflettere sulla operazione opposta: l’elevazione a minore. Recuperare tutti quegli elementi trascurati dalle tendenze che vanno per la maggiore e sulle quali abbiamo costruito buona parte delle regole che ci imbrigliano nella società, riflettere sulle possibilità mancate e domandarci se c’è qualcosa che forse nel processo dell’elevazione ci sia sfuggito. Ed invece merita attenzione.

Carmelo Bene era un maestro in questo. Egli ci insegna che si può fare dell’essere minore, una vera grandezza. Chi lo conosce sa che egli partiva da un grande autore maggiore della storia teatrale, Shakespeare per esempio, e ne esplorava delle varianti. Si domanda Bene: cosa succederebbe se Mercuzio, che in Romeo e Giulietta muore praticamente subito, rimanesse in vita? Se si ostinasse proprio a non voler morire? La grande opera oscillerebbe su se stessa e finirebbe per poggiare su un elemento prima non considerato. E diventerebbe qualcos’altro. E la storia, tutta la storia, prenderebbe un’altra piega. Chissà se non migliore.

Ebbene. Io sono tre mesi che penso a questo, più o meno dal 4 marzo. Esattamente mi dico. Se prendessimo quell’opera maggiore e sublime che è la nostra Costituzione e cominciassimo a valutarne tutti gli aspetti trascurati, quelli che non vanno più per la maggiore, quelli che ci fanno sembrare deviati solo a parlarne e decidessimo che meritano una chance. Decidessimo che meritano di essere elevati a minore. Quelle cose dimenticate e che non si capisce come abbiamo fatto a dimenticarle, come la formazione dell’uomo – che è educazione oltre che istruzione, la modificazione dei generi – che è direttamente connessa al nostro sviluppo, oltre che alla nostra riproduzione, la modificazione dell’ambiente – che condiziona fatti e misfatti, il rispetto per il lavoro in tutte le sue forme, e tante altre “piccole” cose come queste.

Se prendessimo tutte queste cose che ci siamo dimenticati e le mettessimo sul tavolo. Tipo solo per vedere che succede. E costruire una nuova visione. Tipo.

Ecco. Se ci provassimo. Se qualcuno tornasse a provarci. Cosa succederebbe secondo voi?

Io non credo che possa andare così tanto male. Così, a naso.

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